Please God – Vita vera. – Focus On.

ATTENZIONE QUALCHE CONTENUTO POTREBBE DISTURBARE LA SENSIBILITA’ DI QUALCHE BIGOTTO DI MERDA.

cover

Ed eccomi in un nuovo focus on mentre creo una nuova vita all’estero (anche se quest’articolo è stato scritto una decina di giorni fa quando ero ancora in Italia). E’ il terzo Focus dopo Asamiya e dopo la saga pseudo filosofica di Ghost in the shell. Qualcuno mi ha scritto una mail chiedendomi del perché io non faccia un canale youtube.

La risposta è molto semplice, innanzitutto, odio mettere la mia faccia in mostra e seconda cosa non mi piace come gli youtuber gestiscono il mondo manga-anime. Moccia è bravo parla troppo ad alta voce, non male Caverna di Platone altro canale che già dal nick ispira intelligenza. Il resto non lo seguo, perché gli argomenti sono triti e ritriti parlano di manga insulsi , troppo nazional popolari per i miei gusti (non c’è nulla di male sia chiaro), ma insomma dopo che avete detto che One Piece è figo, che Fairy Tail fa schifo, a me non frega niente degli acquisti manga del mese di Giugno. Preferisco punti di vista, non elenchi. Leggere cose di un certo spessore culturale ogni tanto male non fa no? Questo non significa che io legga solo cose pallosissime, anzi , io leggo Fairy Tail perché fanno “robe e ci sono zinne ovunque”, ma ovviamente non recensirò mai FT, leggo DB ed anche lì che devo o posso aggiungere? Quindi mi dedico, soprattutto nei focus a roba di una certa qualità perchè fa scaturie la riflessione. 1350ce5c6b9528dd8663252613ff716958838b0932928049feca1a69

Oggi tocca alla signora Minami Q-ta autrice di Onegai Kami (Per cortesia Dio). Una signora, la Minami, che ha tanto, tropo da dire, talmente importante il suo messaggio che nessuno se la fila e credo in Italia sia inedita, almeno credo. OK (Onegai Kami) è una raccolta di racconti di donne e non solo che al suo interno come ci dice l’autrice nella seconda di copertina contiene anche del “Sesso abbastanza spiccio”. In ben 109 pagine la Q-ta (che potrebbe benissimo essere un uomo attenzione), sviscera la società giapponese, il ruolo della donna per come realmente è, facendo una critica a tutto il mondo manga degli ultimi 20 anni per come fa apparire una società che realmente così non è.

Partiamo da un assunto. La donna in Giappone vale meno dei miei calzini sporchi. Che poi ci dicano che le Geishe facevano anche arte è un cercare di minimizzare, perché cari miei le Geishe erano le Escort , quindi zoccole d’elite, non quelle da 20 euro sui principali corsi delle nostre città. Quesa è la differenza. Ma i giapponesi non sono gli italiani e sono bravi a lavarsi i panni sporchi in famiglia e venderci la merda come oro colato. Lo dimostrano il fatto che tutti gli italiani appassionati di anime e manga vogliano vivere in Giappone poi ci vanno , ci lavorano e scappano. 4894_Long Tall Sally_PWOZE_please_god113-png

La donna è oggetto e ce lo dice il primo racconto della Minami, dove la protagonista che fa la hostess in uno di quesi classici bar di Shinjuku (ci sono stato più in giù vi racconto), dove queste fanno finta di dartela, ti fanno bere come una spugna e poi non batti chiodo, a meno che non ti metti d’accordo. La nostra protagonista (primo racconto), sta con un fancazzista che non fa niente che fondamentalmente se la tromba solo e si lascia coinvolgere anche in una roba a tre con un’altra donna ed un altro sconosciuto. Letteralmente si fa scopare il culo senza dire nulla perché è disillusa.

Ecco la grandezza di OK , la glaciale realtà giapponese. La donna che conta un cazzo che è buona solo come orifizio da riempire, ma ella stessa che non ambisce ad una miglioria.  Allora perché noi occidentali ottusi giudichiamo il medioriente e non giudichiamo i giapponesi? Perché siamo degli ipocriti, e perché loro sono degli ipocriti.

Ecco cosa ho fatto in questo momento?

Ho lanciato un giudizio facile, ho “generalizzato” ed ho soprattutto giudicato un’intera cultura. Stupido no? Eppure non siamo dissimili noi italiani. Spesso si dice che i napoletani sono causa della propria situazione terrificante.  Un’omertà spaventosa, da parte di molti e troppi. Eppure possiamo giudicare Napoli? Non possiamo perché una serie di eventi culturali e storici l’hanno portata ad essere così, eppure noi giudichiamo Napoli, ma non gidichiamo il fatto che i Giapponesi siano dei razzisti mostruosi perché giustamente la viviamo più da vicino come situazione. Non gudichamo le donne di Minami Q-ta, che, in 20 pagine annienta lo shojo (manga per ragazze) da liceale fatto di patimenti ed occhioni dolci. I  volti della Q-ta sono vuoti, non chiedono perdono , non piangono e non invocano pietà , sono donne coinvolte in “cose” a volte con consapevolezza a volte per debolezza, come la professoressa che si tromba il suo studente e si fa fare le peggio cose perché … e non si sa perché. 4894_Shinjuku Deluxe_JBDIA_please_god071-png

O ancora il Queer che sopra è donna e sotto ha l’asso di bastoni che indossa sempre degli occhiali da sole corteggiata da uno normalissimo (intendo etero, visto che per un occidentale uno è normale se ha un pene e vuole la fica), che semplicemente si innamora di lei\lui per come è , poi cosa abbia in mezzo alle gambe è un altro discorso. In questo gli orientali sono avanti.

La storia che lascia più perplessa è quella della dodicenne (da qui il titolo dell’opera) che trova una sorta di statua rituale e prega questo Dio di far schiattare il fratello perché la tocca ogni tanto e le fa vedere l’uccello. Quella mi è sfuggita come storia.

Il succo del mio discorso è molto semplice. La società giapponese per come l’ho vista io è di una crudeltà immensa e non bastano quattro manga dove c’è il solito bonaccione di turno che non ha un pene con quintali di figa appresso. Quello è appunto un buonismo che ci viene mostrato per nascondere una reale aberrazione ed un senso di impotenza profondo. Il Giappone vero è quello di Nana della Yazawa ad esempio, affresco di una Torkyo musicale. Il Giappone è violento, ma soprattutto omertoso. Non molto dissimile dall’Italia. La Minami Q-ta ci fa viaggiare con queste donne che tranquillamente vivono la loro sessualità con naturalezza ma anche con disillusione e lo dirà il ragazzino quando sborra nella bocca della professoressa: “Alla fine io posso farti qualsiasi cosa”. Ma possiamo giudicare?

Agghiacciante ma profondamente umano.

Ah si Shinjuku, mi ci portarono e mi fecero mettere dei soldi in una sorta di strip a gettoni e dovevo ridere alle battute che non facevano ridere del capo. Pena il licenziamento .

Welcome to Japan.

 

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