Gun Frontier – Matsumoto può sbagliare.

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Leiji Matsumoto è uno dei miei autori preferiti e fa parte del quintetto che incude Shirow, Asamiya, Araki, Nihei.

Insomma parliamo di gente con le palle. Matsumoto è sempre stato un pazzo scriteriato che palesemnte ama le bionde e la figa. E’ risaputo, ed è brutto dirlo così , ma le sue donne sottili e fragili ma al contempo forti sono tutte uguali per una scelta sua non perché non le sappia disegnare. Gun Frontier è il prequel al mondo di Harlock ambientato nel west degli USA dove il giovane Harlock e , il vero protagonista di Matsumoto,  Toshiro, si incamminano di città in  città senza un motivo preciso. Al solo pensiero di un prequel tutti noi ci siamo toccati le parti intime, peccato che il manga, rispetto all’anime (dove Matsumoto si esprime veramente bene) risenta di due errori abbastanza tosti: la ciclicità continua e l’inconcludenza, e non bastano quei brevi accenni ai due a salvare il tutto.

La trama  è ciclica perché riflette uno schema che a dirla tutta è tanto caro a One Piece, e per curiosità, lo farei leggere ai sostenitori dei pirati perché appunto in OP si salva solo il mondo che Matsumoto ci descrive.

Funziona così:

Harlock e Toshiro vanno in una città con la bionda che li accompagna che ci dice da subito che vorrebbe fare una cosa a tre. C’è uno stupro non si sa per quale motivo e gente che muore senza un apparente motivo, Harlock e Toshiro rischiano la pelle perché sono due cazzoni stratosferici e si ammazzano di seghe, la bionda li salva e gliela da a turno a tutti e due. Punto. E’ così ogni capitolo.

Lo so siamo tutti sconvolti da questa cosa, ma Matsumoto come detto non è proprio un puritano e la patata gli piace e pure tanto a quanto pare. Il manga , come molti di quelli del Maestro è incompleto però al solito dei meriti dobbiamo darglieli perché anche da questo manga non proprio riuscitissimo tutti hanno copiato.

Un esempio è ovviamente Cowboy Bebop, ma anche Desert Punk che si avvicina molto al Gun Frontier di cui l’anime rappresenta invece una trasposizione più fedele all’idea di romanticismo che conosciamo di Leiji.

Insomma leggetelo solo se siete fan accaniti del maestro.

Anche lui può sbagliare.

 

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