Nameless di Grant Morrison – Recensione

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Ok, Morrison non ha bisogno di presentazioni, tra X-Men, All Star Supermen, Animal Man, il buon Grant ha messo la parola occulto  e psicotropia al centro delle sue produzioni. Però attenzione, anche se si divinizza un autore non significa che questo ogni volta che tira fuori qualcosa è bello, o va elogiato per partito preso perchè a noi piace. Sinceramente questo Nameless è nella categoria, dei né carne, né pesce. Capiamoci, io sono un grande sostenitore di Asimov e Dick ma ciò non significa che tutto quello scritto dal buon Isacco per me è capolavoro.

La trama presa da QUA:

I protagonisti saranno 6 astronauti che dovranno intraprendere una missione per salvare il nostro pianeta da un asteroide che si avvicina inesorabile.

Parto subito dicendo che io non sono un grande conoscitore dell’autore o del “pelatone” come lo chiamano molti suoi seguaci, pertanto analizzerò, brevemente che i lunghi discorsi mi sono antipatici, l’opera del sudetto. Potrei sintetizzare il tutto con una semplice frase: Non si capisce niente.

Per 6 albi veniamo invasi ed intasati da scene surreali, che ci stanno per l’amor del cielo, infatti il pregio maggiore dell’opera sta proprio nella veste grafica, ma il resto è fuffa allo stato puro su temi già triti e ritriti. La presunta creazione dell’uomo da parte di entità aliene o la coscienza universale del cosmo, il tutto in salsa splatter dove non si capisce dove inizi il sogno e dove inizi la realtà che per 4 albi ci sta per l’amor del cielo, ma alla fine una conclusione ci deve essere. Non voglio entrare nel dettaglio che lo spoiler (per quel che può essere definito tale) è dietro l’angolo, Nameless-5-Everythingma tra citazioni di Lovecraft (?) e tavole surreali (veramente pregievoli) non salvo niente in questa serie e non bastano le tavole a salvarlo.

Perché critico quest’opera?

Non è solo per il fatto che è inconcludente, ma questi che affronta Morrison sono temi affrontati meglio e più completi da autori di libri degli anni 70′, basta leggersi qualcosa di Dick in merito ed è fatta, soprattutto, il già citato Dick argomenta il tutto e ce lo fa capire, perché c’è poco da fare, se un’ opera te la suoni e te la canti da solo, non serve a niente.

Bocciato.

Next: Rat Queens e la vera frontiera del fantasy.

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