Colin Wilson – I Vampiri dello spazio.

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Torno operativo su questo blog dopo tantissimo tempo con un titolo rinnovato, degno omaggio a Dick. Nella speranza di poter essere più continuativo con almeno 4 articoli al mese ed andiamo subito a raccontarvi in maniera molto stringata questo romanzo\trattato di Colin Wilson.

Leggiamo la trama dalla quarta di copertina dell’editore (Urania Collezione , 159):

“In questo romanzo il primo personaggio a entrare in scena è un’astronave immensa e deserta, una cattedrale volante trovata in orbita nella fascia degli asteroidi, ma poi la storia si trasferisce sulla Terra e assume connotati sinistri, ricchi di agghiaccianti sfumature. Cadaveri che si risvegliano, vittime che si gettano affascinate in braccio alla morte, orribili sostituzioni di persona, efferati delitti e una caccia sempre più affannosa alla creatura (ma è soltanto una?) che uccide e distrugge senza pietà, seminando vittime in tutta l’Inghilterra”

Partiamo dal criticare la quarta di copertina che ci fa credere in un genocidio quando in realtà i morti sono in totale tre se non sbaglio, come tre sono questi presunti “vampiri”. Chi si aspetta un bel tenebroso stile quegli squallori di twilightiana memoria stia pure lontano da questo romanzo che più che romanzo definirei trattato. In effetti è palese che Wilsn ci vuole analizzare la materia del vampirismo per spostarla sul concetto di energia cosmica e di una sorta di coscienza universale dell’universo. Ritroviamo attraverso vari spunti, mai realmente approfonditi, argomenti alchemici ma anche l’immortalità dell’anima e soprattutto l’origine dell’uomo relativa ad un imprinting alieno. Il protagonista Carlsen (nel film degli anni 80′ che non vi raccomando lo chiamano Tom quando in realtà si chiama Olaf) è una sorta di nuovo messia di una nuova concezione del mondo e di ricerca di beatitudine universale e ce lo fa capire il finale che lascia un punto interrogativo da una parte ed un’altra grande certezza dall’altra.

Non siamo soli e fondamentalmente non abbiamo capito niente dell’universo.

Una lettura piacevole che ho consumato in nemmeno due giorni e che raccomando più ai saggisti che agli appassionati di fantascienza o Horror poiché questo testo non è nè l’uno nè l’altro.

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