Wolverine Snikt di Tsutomu Nihei – Recensione

Snikt

Trama tratta da Animeclick:

Il mutante Wolverine viene trasportato nell’anno 2058 per aiutare un’umanità sull’orlo dell’estinzione a combattere una razza mostruosa, vulnerabile solo all’adamantio di cui il suo intero scheletro è composto.
Il titolo è una citazione onomatopeica del rumore emesso dagli artigli di Wolverine quando vengono sfoderati.

La mia opinione:

Come ho già avuto modo di esprimere tra queste stesse pagine, io non sono un grande fan dei manga. A dir la verità nemmeno dei comics serializzati. Ma Tsutomu Nihei è oltre. Le sue opere sono agghiaccianti. I suoi paesaggi assolutamente asfissianti. La Casa delle Idee ha pensato allora di dare alla matita e alla sceneggiatura del celebre mangaka giapponese la rappresentazione dell’antieroe per eccellenza: Wolverine. Inutile dire che il personaggio ci guadagna solamente. Una faccia totalmente nuova come espressioni circondato invece dai personaggi tipici del mondo di Nihei, con i mostri tipici di Abara e  del capolavoro Blame. Pittoricamente semplicemente stupefacente. Non vedo nulla di così negativo in questo monumento all’ecumenismo artistico. Se solo la Marvel si lanciasse più in questi sperimentalismi secondo me uscendo dai soliti canoni all’americana, come d’altronde gli stessi giapponesi se facessero sceneggiare qualcosa a noi cambierebbero di sicuro in meglio. Invece l’ostinazione e la non voglia di mettersi in gioco fregano potenziali capolavori. Qui invece ci siamo su tutta la linea.

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